MARCHE, Sacro

ara et labora

Ara et labora

DAVID BOWIE: “Killing a little time” (2016)

I’m falling, man/I’m choking, man/I’m fading, man/Just killing a little time. – Sto precipitando, amico./Sto annaspando, amico/Sto scomparendo, amico/Cerco solo di ammazzare un po’ il tempo.

Giusto al confine tra le province di Fermo ed Ascoli Piceno c’è una collina che ospita una chiesa, intitolata a San Lorenzo, che secoli addietro era più nota come convento di Corniano. Il nome che identificava il convento fa riferimento al corniolo, piccolo albero dal legno durissimo e dalle bacche rosse commestibili (c.d. corniole), presente nella zona. Si tratta di una pianta poco conosciuta, anche se può vantare citazioni letterarie di prima qualità. Omero, infatti, lo cita sia nell’Iliade che nell’Odissea e Virgilio ne parla nell’Eneide, quando narra che il famoso cavallo di Troia fu costruito proprio grazie al legno di questa pianta. Nello specifico, l’impianto originario della chiesa si fa risalire a prima del 1100, ma l’edificio fu totalmente ricostruito nel 1653, in ossequio agli stilemi del periodo, cum uno monacho, cum cappellano et clericis et laicis. La presenza di questo personale era rivolta essenzialmente alla coltivazione dell’azienda agraria, guidata da un monaco eremita con funzione di priore che, con la fattiva assistenza di un cappellano, presiedeva alla cura spirituale dei lavoratori, laici conversi e famiglie coltivatrici. Decenni di abbandono e le intemperie naturali, non ultimi i diversi fenomeni sismici della zona, hanno finito col ridurre ai minimi termini la conservazione del sito. Del convento non vi è più traccia; forse ubicato in un’ampia parte laterale, sul retro della chiesa, ormai completamente crollata. Il restante perimetro della costruzione è circondato da erpici e attrezzi vari, utilizzati per l’attività esercitata dall’impresa agricola adiacente. Quel che resta della chiesa sono le mura ancora in piedi, ma già insidiate da un ampio squarcio nel soffitto, e gli arredi fissi, tra cui l’altare e il legname residuo delle panche. Laterizi e frammenti di materiali lapidei caduti sono sparsi ovunque. La visita è stata breve, anche per motivi di sicurezza spicciola. Appena uscito, il rumore di un artigiano impegnato a riparare un copertone di un mezzo agricolo mi ha subito riportato alla realtà, resa più concreta da un’imprecazione tipica di quelle parti. Di monaci, cappellani e chierici nessuna traccia: qui sono rimasti solo i laici e pure San Lorenzo mi sa che ha scollinato da un pezzo.

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