EMILIA-ROMAGNA, Ville

Me ne sto andando

Me ne sto andando

NEIL YOUNG: Like a hurricane (1977)

I am just a dreamer,/but you is  just a dream – Io sono solo un sognatore,/ma  tu sei solo un sogno.

La villa che vi presento stavolta si fa risalire al tardo cinquecento ed aveva avuto diversi proprietari prima di arrivare a Bianca Zucchelli, che le diede la notorietò arrivata fino ai giorni nostri. Quando la vedova Zucchelli si stabilì a Budrio fu rapita dalla bellezza e dall’originalità dell’edificio, allora “Villa Mary”, rigenerato da importanti interventi da parte della famiglia Cocchi, che aveva provveduto a dotarlo del massimo tipo di confort per l’epoca insieme ad una connotazione d’impronta neoclassica. Acquistata la villa nel 1928, la Zucchelli la rinominò “La Romantica”, proprio perché le ricordava il gusto estetico ottocentesco cui lei stessa aveva informato la sua esistenza. In poco tempo, i budriesi  identificarono l’elegante figura della Zucchelli con lo stesso appellativo che lei aveva assegnato alla  villa, nella quale organizzava  e raffinati ricevimenti. Dopo la sua morte, avvenuta il giorno di Natale del 1943, il bene passò per donazione alla “Casa per artisti ed operatori dello spettacolo” di Bologna, probabilmente in ragione dei trascorsi artistici della donatrice, figlia di una coppia di cantanti lirici di cui aveva seguito le orme con successo. Ma ormai la parabola della villa aveva segnato il suo apice e di fatto nessuno più riuscì ad abitare la costruzione, perché i duri bombardamenti del 1944 e 1945 pregiudicarono seriamente la stabilità dell’edificio e a nulla valsero gli sforzi della Fondazione Zucchelli che rilevò il lascito. Il luogo è molto battuto in ambito urbex – e questo è il motivo per cui l’ho nominato chiaramente, cosa che di solito non faccio – ma la curiosità che avevo di visitare un sito così particolare era troppo grande per rinunciare. La villa, o meglio i suoi resti, è completamente avviluppata dalla vegetazione che la nasconde totalmente alla vista, anche se l’accesso è agevole per via di un comodo e breve sentiero di felci e ligustri che porta direttamente al suo ingresso, in cui qualche lacerto di un antico colonnato compare a tratti a ricordare il fasto di un tempo. Ma è al’interno che si rivela più grande il fascino della villa: spazi aperti, gli scalini sostituiti da robuste radici, i lucidi pavimenti a motivi veneziani scomparsi, arredi e decori svaniti o irrimediabilmente sbiaditi, varchi improvvisi a disegnare un facile labirinto in cui è impossibile perdersi e gli alberi a fare da maggiordomi in ogni stanza. I soffitti se ne sono andati da un pezzo, a causa dei bombardamenti dell’ultima guerra e per l’inevitabile corso del lungo abbandono, tanto che la luce del giorno illumina dall’alto ogni spazio a compensare le luminarie ad acetilene e poi elettriche che illuminavano la villa dal crepuscolo fino alla notte inoltrata. Qua e là, in alto, sbiaditi residui di bassorilievi, ormai di incerta catalogazione, rammentano le antiche glorie e, sulla sinistra dell’edificio, una balconata malmessa resiste ostinatamente all’incuria, chiudendo il fronte più riparato della villa in un breve percorso interrotto dagli alberi e dalla vegetazione che l’hanno invaso. Come sovente accade in questi casi, si mormora di oscure presenze e di tesori contenuti nei sotterranei, che sarebbero i segreti inviolabili di questo luogo. Non ho visto né gli uni né, tantomeno, gli altri, anche perché la villa non mi pare offra più posti inviolabili. Più che un luogo di fantasmi o di misteri, mi è sembrato un luogo di sogno o una favola incantata senza gnomi e folletti; purtroppo una favola triste, di quelle alla Oscar Wilde che, potendo, sono certo avrebbe frequentato volentieri “La Romantica” per i ricevimenti che vi si tenevano. Nel 1997 si parlò di un ambizioso progetto per bonificare tutta la zona e ricavarne uno spazio da attrezzare per un polo culturale e residenziale non meglio precisato, ma la cosa non prese mai corpo e la crisi edilizia seguita di lì a pochi anni ne sconsigliò la realizzazione. Come accade spesso, più che l’uomo sarà il tempo a segnare il destino della “Romantica”. Un giorno qualcuno percorrerà quel sentiero e dentro non troverà più nulla: né fantasmi, né tesori, né villa.

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