MARCHE, Sacro

Frane, terremoti e poeti evocati

Frane, terremoti e poeti evocati

DEPECHE MODE: “Personal Jesus” (1989)

Your own, personal Jesus,/someone to hear your prayers,/someone who cares./Your own, personal Jesus,/someone to hear your prayers,/someone who’s there. –  Il tuo, Gesù personale,/qualcuno che ascolta le tue preghiere,/qualcuno a cui interessai./Il tuo, Gesù personale,/qualcuno che ascolta le tue preghiere,/qualcuno che ci sia.

La chiesa fu edificata alla fine del XIX secolo su commissione di una nota dinastia di conti locali, con la precisa destinazione, al di là delle funzioni di rito, di prevedere la cripta di famiglia. L’edificio si trova inserito in un riparato contesto paesaggistico che comprende la villa padronale e le appendici agricole, il tutto segnato da un abbandono solo a tratti interrotto dalle saltuarie attività di lavoro o di controllo delle stato degli immobili. Nello specifico, la chiesa risponde ai canoni di maniera degli anni di costruzione, come rilevabile dalla serie di affreschi conservati all’interno della cripta dell’altare maggiore. Nei cento e passa anni che seguono all’inizio della sua attività, la chiesa adempie alle consuete funzioni e i conti seguono il naturale corso delle cose e, alla fine del loro tempo, trovano riposo tra le mura consacrate, come attestato dalle lapidi che indicano le loro date di nascita e morte con relativo epitaffio. Nel 2010, però, la natura s’incarica di sconvolgere l’ordinato scorrere del quotidiano e si verifica il cedimento del terreno su cui poggiava l’edificio religioso con conseguente immediata chiusura della struttura al culto; il terremoto di sei anni dopo aggrava i danni e a tutt’oggi l’edificio è inagibile, causa alcune evidenti fessurazioni e crepe sulle mura perimetrali. Per forza di cose, la visita è stata relativamente frettolosa e comunque all’interno ho rintracciato le consuete e ormai disordinate tracce di un normale esercizio clericale. Terminata l’esplorazione, ho riflettuto sul paradosso che è davvero singolare pensare a tanta devozione familiare, quando l’uomo che ha dato e dà lustro alla dinastia, più volte nominato nelle lapidi funebri e in infiniti elogi pubblici, grandissimo poeta nazionale e non meno grande prosatore, è sepolto a Napoli e ha lasciato ai posteri un pensiero, simile al motto di un breviario laico, tratto da una sua ammiratissima opera in prosa del 1829, che riporto di seguito: “La mia filosofia fa rea d’ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l’odio, o se non altro il lamento, a principio più alto, all’origine vera de’ mali de’ viventi”.

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