SIMON & GARFUNKEL: “Sound of silence” (1964)
“Fools” said I/“you do not know/silence like a cancer grows.” – “Stupidi” dissi io, “non sapete/che il silenzio cresce come un cancro”.
L’impianto originario di questo convento nascosto fra le colline del maceratese risale al XII° secolo, anche se le successive riedificazioni hanno fatto perdere le tracce originali del primo edificato. Alcune fonti dicono che sia opera di San Francesco, il quale (absit iniuria verbis) sembra che in vita abbia fatto il muratore, dato che gli sono attribuiti centinaia di conventi edificati di sua mano. La cosa singolare di questo luogo è che sembra ancora attivo, dato che le stanze, i paramenti sacri e le attività sussidiarie paiono abbandonati da poche ore, per quanto sono ordinati e naturali nel loro insieme. All’ingresso, sulla destra, c’è una piccola sala in cui sono accatastati perfettamente dei candelabri in restauro e, proseguendo la visita ai piani superiori, rimane sempre un senso di pulizia e di decoro che paiono strani in un ambiente chiaramente abbandonato. La chiesa, i confessionali e soprattutto la stanza dei paramenti sacri sono il perfetto esempio di questa impressione di accuratezza e ordine, un motivo in più, questo, per non rivelare il luogo e impedire probabili vandalizzazioni. Il motivo della chiusura del convento è da ricercarsi nella mancanza di vocazioni e nel processo di razionalizzazione dei seminari, che tende a concentrare i frati e seminaristi in poche e più moderne strutture, anche a rischio di certi dolorosi, e forse pure incomprensibili, abbandoni. Ricordo questo monastero anche perché, contro ogni previsione, ero riuscito a entrarvi con relativa facilità e poi mi sono trovato chiuso dentro: la porta da cui ero entrato era stata inchiavata dall’esterno! Nonostante la mia immediata reazione orale non sia stata propriamente assimilabile a un’invocazione celeste, devo riconoscere che San Francesco ha avuto pietà di me, consentendomi l’uscita attraverso un varco a un metro e mezzo da terra. Per la verità, non è che l’operazione sia stata delle più agevoli (benedetto sia il cavalletto!), ma la interpreto come una piccola penitenza inflittami per le precedenti intemperanze verbali. Poteva andar peggio; e allora, viva San Francesco!


