NICK DRAKE: Time of no reply (1968)
Time goes by from year to year/and no one asks why I am standing here,/but I have my answer as I look to the sky/This is the time of no reply. – Il tempo se ne va di anno in anno/e nessuno mi chiede perché me ne stia qui,/ma se alzo gli occhi al cielo so cosa dire./Questo è il tempo senza risposta.
Lascio la superstrada Var 77 e m’immetto sulla vecchia provinciale, ritrovando i percorsi di un tempo. Proseguo lungo le pittoresche faggete oltre Pupaggi, Apagni e Postignano, ormai piccoli borghi semideserti, per dirigermi ancora più in alto, alle falde del Colle Montecchio a 875 metri s.l.m. Sono zone tenute ostinatamente in vita dai pochissimi lavoratori itineranti che ancora si dedicano alla poca agricoltura rimasta: castagneti, fungaie, legno e poco altro. Del resto, questa è da sempre area di terremoti e lo spopolamento è segnalato dai ruderi ancora in piedi e da qualche rara abitazione, forse ristrutturata ma disabitata per la maggior parte dell’anno. Mi fermo a Fonni, un minuscolo borgo, frazione di Sellano, che ospita quello che rimane della chiesa di San Biagio, a cui accedo da quel che rimane della misera porta semi spalancata di legno marcito. La chiesetta ha origini medievali ed è stata più volte ricostruita per i terremoti subiti, tra i quali il più tremendo è forse stato quello del 1997. Ormai è un rudere che attende solo il momento finale e a nulla può valere la citazione avuta dal trecentesco codice Pelosius che la inseriva nella Pievania di Sellano. L’esterno ha mantenuto la sobrietà del romanico spoletino, senza elementi di rilievo, con assenza di abside, coda tronca e piccolo campanile a vela in linea con la facciata. L’esterno, probabilmente per i numerosi rifacimenti occorsi nel tempo, è la parte meglio conservata, ma lo sfacelo è tutto all’interno, con a terra il manto dei laterizi crollati dalla parte gran parte del tetto. A sinistra dell’ingresso restano solo un’acquasantiera in pietra e un confessionale gravato dalle pietre crollate, che sembrano pesare più dei peccati che ha dovuto ascoltare. A questo, comunque, ero in qualche misura preparato. Quello che mi interessava veramente era controllare lo stato della parte di destra, la cui nicchia affrescata sapevo essere impreziosita da una Madonna col Bambino, ora in pessimo stato di conservazione, e gli affreschi dello spessore laterale, raffiguranti San Biagio e San Benedetto, meglio conservati ma pur sempre in stato precario. Si tratta, ma più corretto sarebbe usare l’imperfetto, di opere del tardo cinquecento, qualificate di buona mano, ma ormai avviate al deperimento totale. Un crocifisso in metallo caduto a terra è l’ultima cosa che noto prima di uscire. So bene che contro i terremoti tuttora si può fare ben poco ma, visto il malandato stato dell’edificio, in tutti questi anni non si poteva fare un tentativo convinto per salvare gli affreschi? Questo è il tempo senza risposta, come cantava Nick Drake.


