OM WAITS “I’m still here” (2002)
Your watch has stopped and the pond is clear – Il tuo orologio si è fermato e lo stagno è asciutto.
È un cammino silenzioso quello che mi porta a una delle più antiche fonti marchigiane, originariamente destinata alla popolazione di C., sulla collina dello jesino, comune delle acque sorgive di questa vena. La fonte sorge sotto un monastero, dal cui ampio piazzale si passa a un sentiero ombroso e umido, da percorrere a piedi, che in un centinaio di metri ci porta alla fonte. In effetti, quello che si nota subito è il bar-ristorante abbandonato in mezzo alle sterpaglie, che costituiva il punto attrezzato per accogliere quanti volessero godersi un po’ di fresco. Gli ingressi alla struttura sono diversi e tutto il possibile ormai è stato sventrato, più dagli uomini che dal trascorrere del tempo, e depredato; all’interno rimangono poche attrezzature ingombranti e di nessun valore. La parte al piano terra è totalmente disadorna, salvo un bancone riconoscibile a fatica, e gli unici colori sono dati dai variopinti tentativi di graffiti alle pareti, accompagnati dalle rituali scritte che danno sfogo alle esuberanze ormonali di qualche giovane autoctono. Al primo piano sono le cucine, il forno per le pizze e altri macchinari, tutti inservibili, corrosi dalla ruggine e attaccati dalle muffe. Uscendo, faccio caso a come il corso della natura sia arrivato al punto tale da avere creato dei piccoli tappeti di muschio sui pavimenti, una verde moquette naturale che ormai sta prendendo il sopravvento su tutto.


