MARCHE, Sacro

Amore, devozione e denaro.

Amore, devozione e denaro.

PINK FLOYD: Money (1973)

Money, it’s a crime./Share it fairly,but don’t take a slice of my pie./Money, so they say,/is the root of all evil today. – Danaro, è un crimine./Condividilo equamente, ma non prendere una fetta della mia torta./Danaro,/così dicono,/è la radice di ogni male oggi.

Il convento che documento, in origine dedicato alla Santissima Annunziata, sorge su un colle a circa un chilometro da un paese del fermano. Il luogo fu scelto da San Francesco e da due suoi i discepoli, che vi edificarono la piccola struttura, la cui fondazione si fa risalire al 1215. I numerosi interventi eseguiti in periodi successivi ampliarono il complesso che fu utilizzato anche come noviziato, sempre impostato sulla severa regola dei Frati Minori. Oggi il complesso è in fase di ricostruzione, dato che risultano stanziati fondi post sisma 2016 dalla Regione Marche per 3.250.00 Euro destinati al recupero dell’intero complesso. Nelle more dell’avvio dei lavori di ripristino, tutte le opere d’arte di cui era ricca la chiesa sono state opportunamente messe al sicuro nel paese sottostante, mentre sulla volta a crociera della navata e su qualche muro si riesce ancora ad ammirare quel che resta di affreschi, che dubito possano essere rigenerati con successo. Anche le tombe interrate presenti nella navata sono state opportunamente svuotate, sebbene coperte alla meno peggio con dei tavolacci di fortuna. La recinzione che cinge una parte del convento presenta la scritta lavori in corso, ma tutto sembra lasciato all’abbandono e l’immobile versa in cattivo stato di conservazione, come confermato dal crollo di tutte le scale di accesso ai piani superiori. Non ho notizie sull’iter burocratico dei fondi stanziati, materialmente assegnati nel giugno 2018; resta solo da augurarsi che i lavori di risanamento siano avviati quanto prima e che la somma prevista sia sufficiente per riportare il convento allo splendore di un tempo. Certo, a vederlo oggi nella sua imponenza, non si può non pensare al fatto che il Poverello, fin dalla Porziuncola, non ebbe mai la volontà di costruire edifici e fondare conventi, limitandosi a luoghi ove alzare capanne di frasche o di terra mista a paglia presso sorgenti o a chiesette avute in uso da abati, vescovi o signori. L’unica sua preoccupazione era che il posto fosse adatto agli eredi del regno dei cieli; tant’è che ai suoi stessi frati imponeva il lavoro manuale e, solo per stretta necessità, consentiva il ricorso alla mensa del Signore: la questua. Se consideriamo il veloce moltiplicarsi dei seguaci – mancava allora l’anno di prova, che sarebbe stato introdotto nel 1220 – e la volontà di Francesco di non tenere più di sette o nove frati per posto (e anche meno nei romitori), l’imponente edificio, al pari di altri edifici analoghi visitati, sembra spropositato rispetto alle intenzioni spirituali del fondatore, ma evidentemente la decrescita felice non sembra aver attecchito granché nel corso dei secoli neppure nell’ambito conventuale più rigoroso. Del resto, non va dimenticato come all’interno dei francescani sia corso per secoli un dibattito di vera e propria scuola proto-economica (ben prima di Adam Smith!), tra la fazione perugina che ammetteva il prestito cum merito, ossia “con piccolo interesse” e quella marchigiana orientata a quello sine merito, ovvero “senza interesse”. Insomma, una speculazione – e mai termine può dirsi più calzante – che fondava i prodromi poi sviluppati dai tanti economisti che teorizzeranno  l’economia di mercato. Però, non sarebbe corretto chiudere queste note con il richiamo al possibile peccato originale di certe fazioni del Poverello, perciò chiudo ricordando le parole, pronunciate solennemente appena due mesi fa dal tedesco  Johannes Baptist Freyer, francescano dei Frati Minori nonché Rettore della Pontificia Università “Antonianum” di Roma: “La crisi di questa pandemia ha dimostrato chiaramente che la precedente pratica del capitalismo non può far fronte ad una tale situazione. A quanto pare, è giunto il momento di mettere in discussione il sistema economico neoliberale e i suoi dogmi di crescita senza fine, e di prendere sul serio altre strutture e meccanismi ”. Con benedizione urbex et orbis a mio carico.

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