Apparizioni campestri

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by Chiedi alla Polvere

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Maggio 14, 2025

GENESIS: “Visions of angels” (1970)

I see her face ad run to take her hand./Why she’s never there, I just don’t understand./The trumpets sound, my whole world crummbles down./Vision af angels all around. – Vedo la sua faccia e corro a prenderle la mano./Perché non sia mai lì, non lo capisco./Le trombe suonano, il mio mondo intero crolla./Visioni di angeli tutte intorno/danzano nel cielo/lasciandomi qui./Addio per sempre.

 

Nel territorio di Ponzano di Fermo, lunga la strada provinciale che costeggia il torrente Ete, s’intravede tra la macchia un tempio circolare composto da otto arcate, privo di tetto. È l’incompiuta della Madonna della Catasta o delle Cataste, un ex voto costruito negli anni Venti del Novecento a seguito di apparizioni della Madonna riferite da alcuni contadini che si trovavano a lavorare i campi della zona nella primavera del 1921. Secondo i racconti popolari dell’epoca, la Vergine Maria sarebbe apparsa più volte per una quindicina di giorni sulle cataste di legna ammonticchiate dai contadini nel corso dei lavori agricoli. L’annuncio dell’apparizione generò un entusiasmo tale da far accorrere numerosi fedeli dai luoghi più vicini, con tanto di veglie e processioni. L’entusiasmo crebbe progressivamente, al punto che diversi contadini del posto decisero di procedere con l’edificazione di un santuario mariano nel luogo preciso delle apparizioni. La costruzione procedette speditamente secondo una tipologia che richiamava vagamente una chiesa ad archi ispirata alla Roma imperiale con una forma ottagonale, realizzata con pietre locali, impreziosita da portali cinti da colonne a setti rastremati, decorati da archi ogivali. Le autorità ecclesiastiche, sempre caute in materia di apparizioni celesti e forse anche timorose di perdere la gestione del culto locale, decretarono la sospensione dei lavori, il che portò all’abbandono del progetto e all’immediata perdita della destinazione religiosa. Un incendio occorso negli anni quaranta portò al crollo del tetto e il manufatto arrivò ai giorni nostri nella configurazione architettonica in cui oggi lo vediamo. L’unico lavoro che è stato fatto è quello relativo alla pulitura del tempietto di tutta la vegetazione sorta spontaneamente al suo interno e nella zona attigua, al punto che l’obiettivo è ormai quello di destinare il tempio a teatro all’aria aperta e spazio per eventi, che possa ospitare persone per spettacoli teatrali, concerti e occasioni cultuali in generale. Comunque, nonostante le panchine e un cestino per la raccolta dei rifiuti, il luogo, per quanto finalmente curato, appare semideserto, magari in attesa che sia frequentato da un turismo consapevole e civile. Alla fine, dopo 104 anni, sempre in attesa di un altro miracolo.

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