La legnaia sacra

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by Chiedi alla Polvere

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Novembre 15, 2025

MARIANNE FAITHFULL: “The Gypsy Faerie Queen” (2018)

I only listen to her sing,/but I never hear her talking,/anymore./ Though once she did,/though once she did. – Ascolto solo il suo canto,/ma non l’ho mai più sentita parlare,/mai più./Anche se una volta l’ha fatto,/anche se una volta l’ha fatto.

 

Una frazione a una manciata di chilometri da Foligno custodisce un’edicola sacra di particolare pregio e non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di visitarla, una volta capitato in zona. Una breve salita porta al borgo, che consiste in poche case addossate in una cinquantina di metri, parecchie delle quali disabitate. L‘edicola è situata in un posto impensabile, ossia sulla parete di una porta comune d’accesso alle poche abitazioni esistenti, in una nicchia che la fa sembrare una minuscola cappella. La vista completa dell’edicola è ostacolata da un’inferriata con tanto di lucchetto, per impedire eventuali vandalismi. Fortunatamente ho incrociato un uomo che rientrava per il pranzo che, incuriosito dal mio armeggiare col treppiede, ha iniziato a parlarmi dell’affresco. Questi era proprio la persona che aveva le chiavi del cancello a protezione, che mi ha premurosamente aperto per facilitarmi il compito. Conversando con lui ho saputo che il borgo è popolato da appena dieci persone, ma che quelle stabili sono ancora meno, come pure che prima della guerra quell’antro riparato era adibito a legnaia, tant’è che i graffi e le profonde incisioni che segnano i resti dell’affresco sono stati originati da quello sciagurato utilizzo. In seguito, qualcuno tentò anche di recuperare il luogo intonacando il tutto, ma fu fermato in tempo e almeno oggi resta qualcosa da ammirare. L’autore è ignoto ma di felice mano, tanto da far ipotizzare la celebrata scuola folignate dei primi del 1500 di Pier Antonio Mezzastris (1430-1506). L’immagine rappresenta un Madonna con Bambino in trono circondata da angeli e santi, questi di mani minori, probabilmente allievi, che risultano in precario stato di conservazione. Si distingue solo un San Sebastiano, peraltro incompleto, alla sinistra del trono, mentre la parte opposta è indecifrabile. Interessante è la spalla destra dell’edicola, che riporta un’iscrizione leggibile, seppur incompleta, che riporta: ESTA-FICORE-IA-TA-FARE-DOMICU-1537 in cui il Domicu è presumibilmente il committente, facile da individuare in un semplice privato, poiché l’affresco non riporta stemmi o riferimenti ad una famiglia nobile. La data dell’opera è sicuramente quella indicata del 1537, dunque in piena Controriforma, sebbene la stessa prenda avvio formale solo otto anni più tardi col Concilio di Trento, ma va ricordato che il papa Paolo III aveva previsto un concilio a Mantova nel 1536 per confermare i principi essenziali della dottrina cattolica, a seguito della tempesta scismatica generata dalla riforma luterana. Nel suo piccolo, questo affresco è sensibile agli intendimenti della chiesa romana, rappresentando una vergine vestita semplicemente con atteggiamento pio e materno nel rispetto dell’iconografia tradizionale diretta al recupero delle radici cristiane, solo in parte visibili con chiarezza per le precarie condizioni generali della pittura, ma chiaramente individuabile nella parte meglio conservata. Quel poco che rimane dell’affresco meriterebbe una grande considerazione, ma gli unici custodi rimasti sono pochi e sempre meno.

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