MARCHE, Sacro

Arte al vento

Arte al vento

HERMAN’S HERMITS: “No milk today” (1968)

No milk today, it seems a common sight, but people passing by don’t know the reason why. –  Senza latte oggi, sembra una cosa quotidiana, ma la gente di passaggio non ne conosce il motivo.

Mentre sentivo squillare il cellulare di Sauro Bartocci non ero certo che mi avrebbe consentito l’accesso alla sua proprietà (agriturismo e maneggio) per poter ammirare quanto resta di un affresco anonimo del pieno rinascimento marchigiano (1490) che si trova sul muro absidale della chiesetta di San Francesco alle Favete. Mi sono dovuto ricredere, perché la cortesia e la disponibilità dimostrate mi hanno convinto a raggiungere Apiro appena il giorno dopo. La storia comunque non è tutta qui, anzi più che una storia sembra una telenovela e, come ogni serie televisiva che si rispetti, i personaggi s’incrociano senza sosta e la vicenda più che risolversi sembra complicarsi. Tutto parte dal maledetto sisma del 2016, a seguito del quale la chiesetta subì gravissimi danni (v. foto n. 1 ricavata dal sito “cronache maceratesi.it), evidenziati dall’apertura di un enorme squarcio nel lato a sud. Il vento che vi si riversava con forza finì in seguito col determinare il crollo completo di tutta la parte anteriore, risparmiando il solo abside che ospitava l’affresco, e a quel punto al Bartocci si risolse ad avviare la procedura per certificare il danno e richiedere la messa in lista per ottenere l’indennizzo post-sisma. La chiesa fin dal 1951 è di proprietà della famiglia Bartocci, incluso l’affresco, che ovviamente è sotto la tutela della Soprintendenza alle Belle Arti della Regione; a questa il Bartocci si è rivolto per avere lumi, al fine di mettere in sicurezza l’opera miracolosamente scampata al terremoto, Ma qui casca l’asino, perché la Sovrintendenza Regionale, verificato che l’affresco non poteva essere rimosso dal sito senza concreti rischi di perderlo, non ha consentito al Bartocci di poterlo salvaguardare attraverso una protezione di vetro, come da lui richiesto, ma solo tramite la messa in sicurezza della parte absidale e successiva chiusura della cappellina; inoltre, in un secondo tempo, la stessa Soprintendenza ha diffidato il Bartocci dal provvedere autonomamente alla salvaguardia dell’affresco, pena una denuncia per danni. A questo punto, entra in scena la curia, nel frattempo interessata dal Bartocci, che si è dichiarata incompetente, forte del fatto di non essere proprietaria né della chiesa né, soprattutto, del prezioso affresco. Inutile si è rivelato il tentativo per un coinvolgimento morale diretto a salvare un tale lascito francescano, ma il richiamo artistico o religioso non pare aver fatto presa e qui entra in ballo anche la mancata assicurazione alla curia di un ritorno economico per l’eventuale sfruttamento dell’affresco restaurato. Il Bartocci, che già aveva dovuto affrontare con mezzi propri i danni del sisma del 1997, si vede tenere in sospeso la pratica per ottenere i rimborsi per i danni patiti nel 2016 con rimandi che lui ritiene essere speciosi. In effetti, il sospetto è pure quello di avere subito indebite pressioni di personaggi molto più attenti alla gestione dei beni terreni che di quelli celesti, come pure dovrebbe essere loro cura specifica. Capita l’aria che tira, il Bartocci si è addirittura rivolto alla suprema Trimurti contemporanea: Papa, Striscia la notizia e Vittorio Sgarbi, ottenendo tre rumorosi silenzi. Una cosa credo di averla capita in tutta questa storia, e cioè che il significato religioso e il valore della chiesa lesionata e dell’affresco sono molto sentiti in questa zona e quanti vengono ad ammirare la Madonna del latte sono sempre accolti con la massima ospitalità e senza richieste di oboli, come ho potuto verificare di persona durante la mia visita, ma il fatto che si allunghino puntualmente i tempi della procedura per i danni patiti dall’ultimo sisma ormai fa sospettare al Bartocci che siano in atto interventi diretti ad ostacolare che una chiesa privata venga ristrutturata, anche se in passato sono state diverse nella zona le chiese assegnatarie degli indennizzi, pur con una storia ben più oscura di quella di Favete. Non credo sia trascurabile il fatto che fossero tutte di proprietà curiale, ma forse è solo un malizioso retropensiero. La vicenda ormai ha assunto toni paradossali, mi viene da dire kafkiani e, se è così, il triangolo, sebbene mostruoso, appare compiuto. C’è chi vorrebbe fare, ma non può; chi potrebbe, ma non vuole e chi autorizzerebbe, ma non lo fa. La commovente Madonna del latte cui è accostato il Bambinello, vegliato da San Francesco e Sant’Antonio da Padova, continua serafica nella sua opera di nutrizione materna. Non teme nemmeno il vento, la neve e la grandine, ma nel 1490 non poteva tener conto della burocrazia e dei maneggi (stavolta non ippici) locali e, dunque, sembra destinata a una ben triste fine. A saperlo, si sarebbe dovuta dedicare alle lacrimazioni, che solitamente suscitano molte più attenzioni curiali che non un volgare allattamento, oltretutto con la sconvenienza del seno scoperto. Nelle more di questa tarantella di competenze, invidie e sotterfugi, uno dei due santi è ormai riconoscibile a fatica e l’ex voto raffigurato appena sotto il dipinto centrale si va inesorabilmente sbiadendo. Ciononostante, spero che la bellezza dell’opera, almeno in parte, risulti ancora dalle foto, anche se temo che quando si muove l’Italia che conta i danni che possono generarsi sono più forti anche del vento, della neve e della grandine. Mai avrei immaginato di dovermi servire delle icastiche parole degli Herman’s Hermits, un gruppo novelty ai limiti del rock, ma il riferimento al latte che non c’è più mi sa tanto di una triste profezia.

Pubblicato da:

Relativi Posts