MARCHE, Sacro

E se volessi rimanere solo?

E se volessi rimanere solo?

NEIL YOUNG: “The loner” (1968)

Know when you see him/nothing can free him./Step aside,/open wide./It’s the loner. – Quando lo vedi sappi/che nulla può liberarlo./Fatti da parte,/togliti di mezzo./È il solitario.

Il navigatore mi ripeteva ostinatamente il luogo e al puntuale avvertimento “la tua destinazione si trova sulla destra”, mi ritrovavo sperso per l’agro cingolano attorniato da stupende distese di campi di grano in cui il verde delle messi ancora prevaleva sul giallo della completa maturazione. Perfettamente consapevole del mio senso di orientamento (poco più di un termine del dizionario), abbandonata la macchina per un tratturo, ho imbracciato zaino e cavalletto fotografico e al primo sole veramente caldo di questo maggio mi sono incamminato per un poggio, alla cui sommità speravo che il grumo di alberi e rampicanti celasse il mio obiettivo. Era così e quell’intrico da vicino mi rivelò l’oggetto dei miei desideri ovvero l’antica chiesa di San Faustino, sorta inizialmente come castello, eternamente disputato tra i locali e gli osimani. Il castrum fu edificato nel 1303, mentre non vi sono notizie certe sulla datazione della chiesa, la  cui struttura molto semplice, a navata unica e campanile a vela, fa presumere una datazione sempre riferibile al periodo medievale. Quello che è fuori discussione è la perdita della funzione già da molto tempo, poiché il suo stato di evidente abbandono e la struttura semicrollata a lato della chiesa, che suppongo fosse la canonica, non lasciano dubbi al riguardo. La sorpresa più accattivante di questo piccolo luogo di culto è la facciata della chiesa, peraltro segnata da una preoccupante fenditura verticale proprio sopra il rosone, che non depone a favore della stabilità dell’edificio, del resto ormai contornato per tre quarti dalla vegetazione spontanea che approfitta dell’incuria dell’uomo. Gli interni sono stati spogliati di tutto, anche se i pochi arredi sacri dovrebbero aver trovato sistemazione nei numerosi luoghi sacri circostanti. Strano a dirsi ma questo posto non mi ha suscitato rabbia o dispiacere per il suo stato, come se tutto fosse stato organizzato scientemente a seguito dello spopolamento della zona, che ha trovato un più comodo sviluppo lungo la pianura sottostante. Dall’alto la natura sfavillava di colori netti e puliti; il raro traffico sfrecciava senza rumore e le poche auto che transitavano in lontananza sembravano puntiformi, silenziose asteroidi che riflettevano la luce del giorno. Un silenzio perfetto era il vero padrone del poggio e la piccola selva consentiva un refrigerio alla calura di quell’ora, altrimenti feroce. Sarà un caso, ma solo dopo ho saputo che la chiesa, intitolata a San Faustino, omonimo della frazione sottostante, assegna a questi la protezione per i single. Questo santo si festeggia il giorno dopo la festa degli innamorati, dunque il 15 di febbraio è la data del suo culto. La cosa buffa è che in latino Faustino potrebbe indicare il diminutivo di fortunato e sicuramente nel sentire comune a questo santo si saranno rivolti in tanti per impetrare la grazia di un incontro con l’anima gemella. A me, però, piace pensare che ci sia anche chi lo abbia invocato per rimanere felicemente da solo o, nella classica condizione dello rmastu, come si dice nel dialetto di queste parti, volendo con ciò sottintendere, non senza malizia, una condizione di perenne infelicità. Quindi, secondo me, se credete  nella potenza dei santi, rivolgetevi pure a San Faustino per trovare la vostra metà, ma fatelo anche per conservarvi solitari, tanto la tassa sul celibato è stata abolita da un pezzo.

 

 

 

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