MARCHE, Ville

Giotto tarocco

Giotto tarocco

PINK FLOYD: “Shine on you crazy diamond” (1975).

Shine on you crazy diamond,/threatened by shadows at night/and exposed in the light./Shine on you crazy diamond./Well you wore out your welcome. – Splendi, pazzo diamante,/minacciato dalle ombre notturne/ed esposto alla luce./Splendi, pazzo diamante./Il benvenuto è finito.

 

Sulle colline prospicienti il litorale di Porto Potenza Picena si notano i resti di una villa in rovina che domina la valle, in quel tratto coltivata a vigna per conto di rinomate aziende del settore vinicolo. L’impianto originale dell’edificio, che dicerie locali dicono essere infestato, si fa risalire a poco meno di un secolo fa, pur con manomissioni e integrazioni di incerta datazione; in effetti, ci notano aspetti architettonici ibridi in questa costruzione, tali poterla far configurare come un incrocio tra una casa signorile e una di campagna, quale probabilmente era in origine. Nel 1970, anno della scomparsa dell’ultimo erede della nobile casata che deteneva la proprietà, la villa fu trasferita a un noto istituto campano per non vedenti e, sei anni dopo, con la legge che sopprimeva diversi enti assistenziali, il bene fu incamerato dalla Regione Campania, che si disinteressò completamente del lascito, condannandolo all’abbandono e trascurando ogni richiesta delle varie amministrazioni locali di farsi riassegnare la titolarità dei cespiti. Il sopralluogo (consigliabile un caschetto protettivo) ha certificato lo stato di totale degrado dell’edificio e delle sue strutture pericolanti. La visita, però, mi ha riservato un’incredibile sorpresa quando, ormai alla fine della ricerca, sono entrato in un cascinale agricolo prossimo all’uscita, che in uno dei suoi ingressi immette in una grande stanza rettangolare, probabilmente in origine una cappella o chiesetta agreste, interamente affrescata alle pareti. A dirla tutta, la mano che ha dipinto quest’opera, riferita a temi del Vecchio Testamento, non sarà mai citata in un libro di storia dell’arte, dato che l’ispirazione può essere trovata in un Giotto grossolanamente taroccato, sebbene pare non siano mancati gli estimatori. Infatti, diverse parti degli affreschi, precisamente alcune situate più in basso o in punti di facile accessibilità, risultano asportate proprio in corrispondenza con la rappresentazione di volti sacri. Il bianco della calce che spicca qua e là sulle pareti è il marchio inequivocabile delle squallide sottrazioni effettuate.

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