POLICE: “Can’t stand losing you” (1978).
I guess this is our last goodbye. – Presumo che questo sia il nostro ultimo addio.
Nelle Marche settentrionali c’é un piccolo paese, famoso per aver dato i natali a un notissimo corridore motociclista, al centro delle cronache sia per la riconosciuta straordinaria capacità in campo sportivo sia per una gigantesca evasione fiscale, sanata con patteggiamento di 35 milioni di euro (pari a uno sconto del 70% sull’importo accertato), ma siamo in Italia e quindi va sempre bene il panem et circenses. Comuque sia, prendo questo spunto per illustrare il sopralluogo a un hotel, la cui attività dovrebbe essere cessata una ventina di anni fa, che troneggia goffamente, col suo bizzarro tetto di stampo vagamente alpino, sulla collina sovrastante il paese. Ebbene, posso dire che non mi è mai capitato di trovare un posto tanto devastato come questo. L’esterno si presenta con i chiari segni dell’abbandono, ma senza particolari note di degrado; gli interni, invece, risultano totalmente brutalizzati, letteralmente privi di un solo mobile, attrezzatura o suppellettile che non sia stato distrutto. Si passa da una stanza all’altra senza la minima possibilità di individuare con certezza la destinazione che avesse all’epoca dell’attività. Per terra, il solito corredo dei vetri e materiali in frantumi, inevitabile corollario delle vandalizzazioni e razzie perpetrate, oltre a segni di bivacchi improvvisati e siringhe, per le quali é improbabile ipotizzare un uso strettamente medico. Alla fine, fra le tante scritte che lordano i muri del vecchio hotel, ne segnalo una che campeggia all’ingresso della struttura, col suo sarcastico: “Let it be?”. Un epitaffio, non so dire se involontario, che coglie perfettamente la desolante essenza del luogo.


