Kandinsky in chiesa

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by Chiedi alla Polvere

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Ottobre 1, 2020

SOUNDGARDEN : “Been away too Long” (2012)

Hey, no one knows me,/no one saves me,/no one loves or hates me./I’ve been away for too long./This place has a sṗecial kind of falling apart. – Ehi, nessuno mi conosce,/nessuno mi salva,/nessuno mi ama o mi odia./Sono stato via per troppo tempo./Questo posto ha un modo speciale di andare in frantumi.

La caratteristica davvero singolare di questa chiesa, che si trova fuori dalle cinta murarie di un elegante paese del fermano con stupenda vista sul mare, è che non si trovano in rete notizie sulla sua storia, anche se quel che resta dell’impianto fa supporre una tipologia ottocentesca, come indirettamente avvalorato dal basso campanile a vela, ormai completamente avvolto dalla vegetazione, che ben si accorda con la sobrietà dell’edificio. Per quel che può valere, anche in loco ho reperito poche e incerte notizie, che comunque hanno confermato la possibile datazione originaria, ma, quanto al resto, pare che la chiesa sia sconosciuta a tutti. L’interno è raggiungibile solo percorrendo un breve tratto tra i rovi e adattandosi a superare uno stretto passaggio sul portone d’ingresso. Gli interni sono interamente scoperti. Il soffitto è interamente crollato da tempo e una fitta coltre di vegetazione avvolge il pavimento, nascondendo pietre e piccole buche. Solo a fatica e usando il cavalletto come machete di fortuna, io e il mio compagno di esplorazione siamo riusciti a farci largo e a riportare parzialmente alla luce i pochi fregi presenti sui muti perimetrali, lasciando coperti quelli sul lato destro, ormai territorio stanziale di due nidi di vespe. La struttura, sebbene aggredita dalla vegetazione, mi è sembrata ancora recuperabile e quanto resta dell’edificio potrebbe essere ripristinato come auditorium, anche sfruttando la vista verso il mare che si ha dall’interno. Le immagini selezionate sono lo scarso bottino di questa incursione, misera per l’esiguo numero dei reperti, eppure intrigante per avermi fatto notare l’impressionante somiglianza tra la foto del decoro murale, che ho inserito a presentazione del pezzo, e una tela piuttosto nota (Concentric Circles) di Wassily Kandinsky. Magari la somiglianza la vedo solo io, ma tanto basta per rendere indimenticabile la visita.

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