MARCHE, Sacro

La chiesa invisibile

La chiesa invisibile

BOB DYLAN: My own version of you (2020)

I can see the history of the whole human race./It’s all right there, it’s carved into your face./Should I break it all down? Should I fall on my knees?/Is there light at the end of the tunnel, can you tell me please? – Vedo la storia di tutta la razza umana./E’ tutta lì, scolpita sulla tua faccia./Dovrei rompere tutto? Dovrei cadere in ginocchio?/C’è luce alla fine del tunnel, puoi dirmelo, per favore?

Al confine delle province di Ascoli e Fermo, collocata per pochi chilometri sul versante ascolano, c’è una sperduta chiesetta di montagna, situata a  742 metri s.l.m., di fatto invisibile dalla provinciale, mimetizzata com’è fra la boscaglia di larici e castagni. Proseguendo la strada, si arriverebbe in pochi minuti a una frazione che prende il nome da un lago artificiale piuttosto noto da queste parti, ma è bene fermarsi molto prima su una piccola radura di lato alla strada e percorrere una cinquantina di metri tra la selva per centrare finalmente l’obiettivo. Raccontata così, sembra tutto facile, ma in realtà devo il ritrovamento esclusivamente a un uomo cui ho chiesto informazioni dopo aver percorso senza successo diversi chilometri a vuoto. La cosa curiosa è che questi si è prima di tutto accertato che non fossi funzionario regionale (ne deve aver visti troppi da quelle parti!), dopodiché si è offerto di accompagnarmi precedendomi con la sua Panda, portandomi  nel punto preciso della radura di cui sopra. Dopo avermi dato delle dritte sul percorso da fare a piedi, mi ha detto che da ragazzo quella chiesa, intitolata al Salvatore, era un centro molto importante per le popolazioni del luogo e che poi, man mano, tutto si è perso, inclusi diversi affreschi che ornavano i muri dell’edificio. Dulcis in fundo, si è scusato di non potermi accompagnare perché non aveva con sé il bastone. Deve aver bene interpretato la mia espressione basita, perché si è affrettato ad aggiungere la sua età: novantadue anni! In realtà, l’anziano o il ragazzino (non so neanche più come poterlo chiamare), a seguito delle mie scuse per il disturbo arrecato, mi ha detto che al bar del borgo sottostante lo attendevano per una briscola con foglietta e che, pertanto, sarebbe comunque dovuto uscire da casa Agile come un puma, si è infilato nella Panda diretto al suo meritato divertimento. Io mi sono incamminato in fretta, anche perché stava iniziando a piovigginare e, superata la prima curva dei resti del sentiero, ho subito intravisto tra il fogliame un lato del muro della chiesa, che ho raggiunto in meno di un minuto. Ho avuto conferma che si trattava della chiesetta romanica del 1290 che stavo cercando, rarissimo esempio di architettura rurale sacra dell’Alto Medioevo, il cui impianto originario si fa risalire ad un’imprecisata epoca precedente. Ormai segnata irrimediabilmente dal crollo quasi completo del basso soffitto, mantiene sul muro che precede la parte absidale un affresco che rappresenta il Salvatore seduto che tiene su una gamba il globo crocifero, uno dei classici spunti dell’iconografia cristologica di quel periodo. La pittura è stata più volte ridipinta e conserva i tratti delle opere altomedioevali. Gli altri affreschi del XIV e XV sec.  sono andati inesorabilmente perduti a seguito dei crolli che hanno interessato la parte absidale e il soffitto della piccola chiesa, minati dall’incuria e dai ripetuti terremoti che hanno colpito la zona anche in questi ultimi anni. Il Cristo ha un’espressione davvero singolare, molto poco ieratica, un incrocio tra ironia e disincanto, tanto che non mi sono trattenuto dal proporre come introduzione alla scheda un recentissimo brano di Bob Dylan, le cui parole reclamano con urgenza una risposta da chi dovrebbe tenere le chiavi del nostro destino. Canta che ti passa.

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