ELVIS COSTELLO: “This house Is empty now” (1998)
These rooms play tricks upon you./Remember when they were always filled with laughter?/But now they’re quite deserted./They seem to just echo voices raised in anger. – Queste camere fanno trucchi su di voi./Ricordate quand’erano sempre piene di risate?/Ma ora sono completamente deserte./Sembrano solo echi di voci sollevate dalla rabbia.
È un gioiello prezioso questa villa bianca, trovata pressoché intatta all’epoca della mia esplorazione, ubicata nella frazione di una cittadina dell’anconetano che prende il nome da un minuscolo organo del corpo umano. Circondata da un parco, ha l’ingresso annunciato da un loggiato di impronta vagamente neo coloniale che introduce l’abitazione a pianta rettangolare; sul retro, spiacca una piscina dalla tipologia anomala, forse un rimando alle vasche settecentesche. Dal giardino che si estemte oltre la piscina, di poco rialzato rispetto al piano della villa, si gode la vista dalla parte migliore con un effetto scenografico notevole, reso ancora più forte dalla piscina, ormai un enorme vaso di sempreverdi. Il fatto che il giardino non sia del tutto trascurato fa ritenere probabile la saltuaria presenza di un custode, cosa peraltro consueta quando si parla di edifici in buono stato di conservazione. Come sempre in questi casi, ho approfittato di una giornata domenicale per entrare da un varco presente nella recinzione della selva laterale che circonda l’edificio, attraverso cui mi sono immesso direttamente nel vialone d’ingresso, fortunatamente deserto. L’entrata negli appartamenti della villa è stata molto più semplice, avendo trovato su uno dei lati della costruzione una porta semichiusa con uno spago (sic) che immette su un’anonima cucina. Assai più interessante è andare verso il centro della casa e godersi la scalinata stroboscopica con il corrimano in ottone che sostiene, a intervalli regolari, dei levrieri in corsa, da cui anche il nome convenzionalmente assegnato dagli urbex a questa villa. A parte il gusto discutibile del corrimano, il piano nobile è quello che riserva le migliori sorprese, composto com’é da parecchie stanze, quasi tute dotate di bagni autonomi dai lussuosi allestimenti, da enormi cabine e armadi a muro e da ambienti caratterizzati da arazzi e affreschi di mano recente alle pareti, il tutto impreziosito da pavimenti in tek e rovere, in qualche punto scoppiati. Il pezzo forte è costituito dai lampadari a soffitto, tutti di buona fattura e di ottimo impatto visivo. L’ultimo piano rialzato è una sorta di mansarda, resa abitabile, che ricalca il piano sottostante, seppure con toni più dimessi. Ho appreso dopo la mia visita che la villa ha fama di essere un luogo infestato, poiché sarebbe stato avvistato o registrato con apposite attrezzature il fantasma di una bambina di pochi anni, figlia degli originali proprietari, che molti anni fa vi sarebbe morta a seguito di una malattia fulminante. Forse questo può essere stato il motivo dell’abbandono, ma è solo un’ipotesi. In ogni modo, mi auguro che la villa possa riposare in pace per tanti anni ancora, con i suoi segreti custoditi gelosamente dall’enorme cancello di metallo che ne impedisce totalmente la vista dall’esterno.


