Divertimenti, MARCHE

L’acchiappasogni

L’acchiappasogni

DON HENLEY: “The boys of summer” (1984)

Those days are gone forever./I should just let them go but… – Quei giorni se ne sono andati per sempre./Dovrei solo lasciarli andare ma…

 

Pensate di essere sei amici nel 1982, di avere vent’anni o poco più, di vivere di musica per tutto il giorno e di non avere una lira in tasca; in fondo non si tratta di condizioni così straordinarie, ma la differenza la fa quello che i sei riuscirono a creare: una discoteca. Rilevarono un pub-balera in disarmo da tempo e crearono un punto di ritrovo musicale pensato solo per la stagione estiva (da giugno fino ai primi di settembre), rigorosamente all’aperto, che ospitò una delle più frequentate discoteche del centro Italia, capace di dare i punti anche alla più blasonate e ricche rivali del periodo. Aperta giorno e notte ininterrottamente dal 1982 fino al 1992, il Why not s’impose con una scelta di svago musicale di alto livello, rottamando la disco music e il funk ancora imperanti e definendo un confine musicale decisamente orientato sui gruppi new wave e post-punk: Police, Cure, Talking Heads, Depeche Mode, Smiths, Joy Division, Human League, coniugando con sapienza il ballabile con l’avanguardia. La partenza fu col botto, favorita anche dal famoso logo uomo-donna-delfino all’interno di un piatto stereo in funzione, che invase perfin i segnali stradali lungo tutta l’adriatica. Dei sei amici fondatori, solo uno è rimasto nel ramo dell’intrattenimento musicale, eppure nel 2016 e 2018 furono capaci di ripetere due serate estive sold out, in ricordo dei vecchi tempi. Oggi il sito non è stato granché compromesso dall’abbandono, che del resto risale a solo tre anni fa, anche perché la sua tipologia di arena aperta lo ha naturalmente preservato da danni vistosi. Ovviamente crescono erbacce qua e là e la mia visita ha chiaramente disturbato una lunga biscia nera riparatasi in un cespuglio, ma mi aspettavo di peggio. All’uscita però  ho avvertito un forte senso di vuoto, forse accentuato dall’ariosa architettura del complesso che accentuava il silenzio grandioso del primo un pomeriggio di un giorno di calura precocemente estiva. Mi sono consolato al pensiero che hanno avuto ragione i sei amici che nel 1982 sono riusciti a realizzare un sogno, magari iniziato su una banale provocazione: “Perché no?”.

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