CREAM: “White room” (1968)
I’ll sleep in this place with the lonely crowd;/lie in the dark where the shadows run from themselves. – Dormirò in questo posto con la gente solitaria;/mi sdraierò al buio dove le ombre fuggono se stesse.
Il Convento in frazione San M., nell’anconetano, meglio conosciuto come dei Frati Passionisti, fu edificato alla fine dell’Ottocento da un nobile jesino, il Conte Alessandro Franceschini. I Passionisti arrivarono solo nel 1903 e vi rimasero stabilmente per novant’anni; poi, con la diminuzione delle vocazioni, nel 1990 i frati chiusero il seminario e si concordò il loro definitivo abbandono, che avvenne materialmente solo quattro anni più tardi. Il convento restò formalmente aperto ancora per qualche anno grazie all’ostinata presenza di Fra Saverio, unico frate rimasto, che morì nel 2009, e con lui cessò ogni attività religiosa lì esercitata. Da allora, il luogo ha subìto un lento e inesorabile declino, dovuto essenzialmente al tempo trascorso, dato che fortunatamente il convento non sembra aver subito vandalizzazioni o atti di vilipendio, purtroppo tipici per luoghi di questo genere. Sono riuscito a entrare da una finestra aperta, non comodissima ma praticabile con qualche cautela, e mi sono trovato subito nel corridoio principale, che viene annunciato da due sportelli a battente, tipo saloon. Da lì in avanti è tutta una sorpresa: l’angolo delle vestizioni con tutti gli abiti delle diverse liturgie, la modestia rigorosa delle piccole celle, indumenti personali e, soprattutto, la biblioteca. Questa è sistemata in una stanza che ha due luci ampie dai finestroni laterali ed è quasi piena di libri su due pareti, anche se si notano spoliazioni di parecchi volumi, alcuni dei quali sono ancora sparsi alla rinfusa sull’unico tavolo presente nella stanza. Infine, la chiesa, che è piena di colori e stacca nettamente rispetto alla sobrietà del convento, assicurando comunque un forte impatto visivo. La visita volge al termine e scavalco nuovamente la finestra per guadagnare l’uscita dal giardino, che è contornato da poche panchine e non sembra ancora del tutto inselvatichito. Recenti notizie danno per prossimi i lavori che, una volta completati, trasformeranno questo convento in un centro socio-sanitario di cura e riabilitazione per malati anoressici e bulimici; la chiesa, invece, dovrebbe essere riconvertita (absit iniuria verbis) in auditorium.


