Castelli, MARCHE

Pere d’amore

Pere d'amore

THE CALLING: Wherever you will go (2000)

If I could turn back time,/I’ll go wherever you will go./If I could make you mine,/I’ll go wherever you will go/I’ll go wherever you will go. – Se potessi riavvolgere il tempo,/andrò ovunque andrai./Se potessi farti mia,/andrò ovunque andrai,/andrò ovunque andrai.

La zona di Camerino è stata nel periodo medievale territorio d’influenza dei duchi Da Varano, sia pure con i tormentati periodi delle guerre che periodicamente erano in atto tra i vari signori che li contrastavano. Il castello che vi presento, la cui fondazione risale intorno al 1371, essendo ubicato nella zona a sud della cittadina camerte, rientra in pieno nella dominazione dei Varano. Al suo interno si apre una corte con un loggiato, sorretto da pilastri ottagonali con archi a sesto acuto in pietra bianca e rossa, che definsce un ambiente quasi claustrale, molto elegante. Il piano terra, di facilissimo accesso, si presenta totalmente restaurato e pressoché vuoto, salvo un sala adibita a ricovero di vari carri e calessi risalenti a circa un secolo fa che riportano sulla traverse laterali i dati del mulino da cui provengono. La parte più interessante è naturalmente quella del primo piano, cui si accede da una scalinata in pietra parzialmente interessata da crolli, comunque ancora praticabile, che introduce alla vera sorpresa dell’edificio. E qui entra in ballo la figura di Giulio Cesare da Varano (1434-1502), signore di Camerino, uomo d’armi, grande mecenate e non propriamente uno stinco di santo, che fece modificare l’interno della costruzione sulla falsariga delle ville medicee nell’intento di renderla una sontuosa residenza estiva, al fine dichiarato di poter assicurare lo bel diletto alla sua potente famiglia Nella sala nobile del castello sono tuttora visibili i resti di un vasto ciclo di affreschi a carattere profano, che raffigura cavalieri a grandezza naturale; purtroppo oggi il grave stato di abbandono e degrado li rende visibili solo parzialmente rispetto all’opera completa che ne prevedeva sessanta. I soffitti si presentano trabeati, e un camminamento è ornato di affreschi, tra cui uno dedicato a un gigantesco albero di pere, che ha suscitato la mia curiosità, ma su questo tornerò dopo. La storia del castello è una sequenza di assedi, rovinose sconfitte e resistenze vittoriose, ma non è questa la sede per ripercorrere la sua secolare avventura. Perciò, oltrepasso l’intero periodo medievale e pure quello successivo, che vide l’edificio utilizzato per scopi prevalentemente agricoli, per arrivare al 1997, quando il terremoto della Valnerina fece sentire pesantemente i suoi effetti sulla struttura secolare della rocca, tanto da rendere urgenti dei lavori per la messa in sicurezza. Nel marzo del 2000 il Tribunale di Camerino dispose la vendita del castello, che fu aggiudicato alla società romana “Beni culturali”, di fatto l’immobiliare di famiglia dell’imprenditore Franco Sensi, già noto nella zona come sindaco di Visso e, soprattutto, tra gli appassionati di calcio, come presidente dell’A.S. Roma. Nel 2002, a seguito dei  lavori di ripristino, furono  rinvenuti in alcune sale nuovi cicli di pitture ed altre decorazioni, ma i lavori subirono un stop, forse anche per le difficoltà finanziarie del gruppo Sensi, in massima parte determinate dall’onerosa gestione della Roma. Alla fine, l’immobiliare preferì optare per la vendita del bene, qualche voce disse per sostenere i costi di acquisto del centravanti Batistuta, peraltro avvenuta nel 2000, qualche altra, forse più realistica, sosteneva che gli onerosi contratti per continuare a godersi le delizie pedatorie del Pupone si facessero sentire non poco. Fatto sta che Sensi passò a miglior vita nel 2008 e quattro anni dopo si perfezionò la vendita del castello in mani private, schivando per un pelo quelle di George Clooney il quale, durante il suo breve amore per Elisabetta Canalis, aveva mostrato un chiaro interesse a scimmiottare i Varano con una nuova castellana, salvo poi dirigere il suo capriccio verso una villa sul lago di Como. Alla fine, questo castello nel corso dei secoli ha fatto da sfondo a storie d’amore e di passione, fossero per il pallone o per le preziose grazie muliebri. Peraltro, un precedente piccante si trova anche nel medioevo ed è proprio il rimando cui accennavo all’inizio di queste note, quando facevo riferimento a quelle famose pere dell’affresco nella sala nobile. Dopo diverse ricerche su libri che trattano la storia di questo castello, ho rintracciato in un minuscolo paragrafo la possibile spiegazione a tutte le pere che ho visto raffigurate negli affreschi, e non parlo solo dell’albero ma pure delle bestie carnivore che tengono in bocca pere o rami con pere. Tutto sembra originare da una passione che divorava Giulio Cesare da Varano per una donna della famiglia Perozzi  (e qui, più che mai, nomen omen), su cui purtroppo non sono riuscito ad avere ulteriori dettagli. Nessuno dice se questo amore sia stato consumato o se sia rimasto allo stato platonico, sebbene la posizione di potere del signore dei Varano varrebbe ad escludere grandi dubbi; del resto, il periodo dell’amor cortese precede di quasi due secoli le vite dei due soggetti nominati nelle ricerche storiche. Certo è che non fu cortese la fine di Giulio Cesare da Varano, strangolato in prigione nella rocca di Pergola per mano di un fidato sicario di Cesare Borgia.

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