MARCHE, Ville

Polvere di stelle

Polvere di stelle

JANIS JOPLIN: “Mercedes Benz” – (1970)

Worked hard all my lifetime, no help from my friends,/so Lord, won’t to buy me a Mercedes Benz? – Ho lavorato sodo tutta la vita, nessun amico mi ha aiutato,/così, Signore, mi compri una Mercedes Benz?

Villa M., che sorgeva a Porto Sant’Elpidio, è stata demolita nell’aprile 2016, più o meno in contemporanea a quella della Ligmar Gomme, ad essa attigua. Era l’abitazione della famiglia che deteneva l’azienda e altre attività imprenditoriali sparse per la regione. La villa fu costruita intorno al 1967 in uno stile bizzarro, anche per le audaci architetture cui siamo abituati dalle nostre parti, e indulgeva a un eclettismo quantomeno originale con rimandi a certi influssi americani, del genere “Via col vento”, e a un barocco spurio, che è stato in voga specialmente in certe zone del nostro entroterra. Gli interni erano sfarzosi, con tanto di scalinate, imponenti tendaggi al piano nobile, marmi pregiati e un’evidente ricchezza ostentata negli accessori della casa; fra l’altro, nel caveau dell’abitazione erano custoditi i migliori champagne francesi e pregiati vini. C’era pure un bel pianoforte con cui si accompagnava la moglie del proprietario (che fu soprano, vincitrice del concorso Voci Verdiane del 1964), per allietare le serate con gli amici. Insomma, una vera Dinasty in salsa marchigiana, che cessò con la crisi dell’azienda madre, culminata nel 2004 con la definitiva cessazione dell’attività. Dopo la morte del titolare, avvenuta nel 2011, la villa conobbe una rapida decadenza, tanto da essere fatta oggetto di ripetuti saccheggi e devastazioni, culminati in un rovinoso incendio del 2015, che le assestò il definitivo colpo di grazia. Certo, oggi può essere facile interpretare arbitrariamente una storia in cui l’alto e il basso risultano intrecciati in modo così stridente, ma quello che emerge con forza sono i segni impietosi della crisi economica che ha investito questa famiglia, segnando con la sua implacabilità i destini individuali delle persone che la componevano. Conoscevo bene il luogo per il sopralluogo di due anni prima all’azienda di famiglia e devo ammettere che non mi aspettavo granché dall’esplorazione. Sbagliavo perché, per quanto depredata e devastata da ladri e teppisti, la villa aveva mantenuto comunque l’aura di una dimora importante e alcune foto scattate su punti non facilmente aggredibili dai malintenzionati mi hanno confermato tracce indiscutibili del suo fastoso passato, anche se il pianoforte che aveva allietato tante serate negli anni belli era stato già razziato. Uscendo all’aperto dopo aver ultimato il sopralluogo, su un lato della villa, tra vari rottami di ferro, ho scorto la Mercedes del vecchio padrone, ridotta a una carcassa annerita a seguito dell’incendio occorso all’edificio. Un altro sogno distrutto.

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