Ridacci il pane quotidiano

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by Chiedi alla Polvere

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Novembre 20, 2016

BILLY BRAG: “There is a power in a union” (1986)

The mistakes of the bosses we must pay for. – Dobbiamo pagare noi gli errori dei padroni.

La storia di questa impresa di panificazione, che forniva pane a tutte le Marche e a parte dell’Abruzzo, ha inizio nel 1972 per interrompersi bruscamente una giornata di luglio del 2013, quando i lavoratori trovarono i cancelli della fabbrica sbarrati senza un apparente motivo. Da lì ha avuto inizio il calvario dei ventuno dipendenti con una vicenda giudiziaria, tuttora in corso, originata da supposte attività concorrenziali illecite di cui sono accusati i responsabili dell’azienda a favore di una ditta jesina ad essi riconducibile. La visita alla fabbrica è stata possibile solo dopo aver trovato spalancata una delle porte di accesso, forse forzata dalle stesse mani che si erano impadronite di parte dei macchinari. Il piccolo piazzale all’esterno del lato posteriore della fabbrica è subito diventato una sorta di discarica abusiva, mentre l’interno dell’azienda, seppur in parte depredata, rivela molto della sua attività e sono ancora in piedi parti degli impianti, peraltro non in grado di funzionare per l’evidente manomissione di alcuni pezzi. Gli uffici al piano superiore sono anch’essi in stato di avanzato degrado, soprattutto per effetto di muffe che li stanno aggredendo. Eppure, la cosa che fa più male è vedere, giusto su un lato della sala di produzione, una catasta di pane ammuffito, a dimostrazione di quanto sia stata improvvisa la decisione di chiudere l’azienda. Un manifesto pubblicitario all’interno degli uffici proclama solenne che Il pane è vita: un epitaffio davvero beffardo.

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