Industrie, MARCHE

Siamo stati lieti calici

Siamo stati lieti calici

AMY WINEHOUSE: “Cherry wine” (2012) 

Yes I’m alone, and I realize when I get home/ I wanna go through my red and my cherry – Si sono sola, ed è proprio quando arrivo a casa che realizzo/di volermi  buttare nel mio rosso e nella mia ciliegia.

 

Le Marche non sono una regione ricca di grossi insediamenti di archeologia industriale: è la storia a dirlo; per cui, quando si ha la fortuna di trovarne uno, anche di dimensioni medio-piccole, è una manna del cielo, quantunque la mia abbia dei riferimenti personali molto più vicini (grazie a Simone e Stefano, youtubers nostrani di fascia alta). Stavolta sono andato nel pesarese a rintracciare i resti di un’azienda vitivinicola dalla storia quasi cinquantennale, dunque meritevole di un omaggio musicale doc. Quale miglior esergo può esserci se non quello di un’artista che ha la casa del vino come cognome? Anche lei, purtroppo, è scomparsa nel 2011, solo tre anni prima di quando si sono perse le tracce dell’azienda esplorata. Stranamente, in rete si trovano poche notizie di questo complesso industriale; si sa solo che i suoi novantamila ettolitri di capacità e la moderna tecnologia applicata, gli hanno consentito di essere tra i più importanti complessi enologici della regione Marche nella produzione di Sangiovese e Bianchello. La cantina inizia la sua storia come cooperativa vitivinicola verso la fine degli anni sessanta e da allora si è evoluta e ampliata fino a strutturarsi come società di capitali, ma non sono riuscito a conoscere i motivi della sua fine. Quello che è certo è che nella struttura veniva effettuato l’intero ciclo produttivo dopo la vendemmia, oltre a prevedere un’area destinata all’imbottigliamento e alla vendita. Le foto che ho realizzato le ho spesso scattate senza rendermi conto dell’esatta funzione dei vari blocchi di produzione, affascinato più dagli ambienti e dai colori che non dalla fase di lavorazione cui erano destinati. Tornato alla base, mi sono dunque documentato per illustrare sinteticamente i passi previsti per la corretta vinificazione, anche al fine di dare un senso compiuto agli scatti effettuati. L’arrivo delle uve in cantina fa partire l’avvio del processo industriale, che necessita di uno spazio comodo in cui poter diraspare, ossia togliere la parte legnosa del grappolo per poi procedere alla pigiatura delle uve. La comodità dello spazio comporta anche che esso deve collegarsi facilmente alle cisterne di fermentazione, motivo per cui le aree in cui arrivano le uve si trovano a una quota superiore rispetto alle cisterne di fermentazione. Ciò consente due vantaggi: il primo è per sfruttare la forza di gravità e convogliare più facilmente le uve in cisterna; il secondo è per impedire alle uve eccessivi movimenti e/o percorsi in tubazioni articolate, preservandone la qualità. Il processo di vinificazione necessita di ambienti chiusi che facilitino il controllo della temperatura ed il tasso di umidità, favorendo così la fermentazione del vino. Per questo motivo vengono utilizzati grandi contenitori in acciaio, spesso integrati da un sistema di controllo della temperatura interna, per poter gestire il processo in maniera molto precisa, anche perché la fermentazione alcolica sviluppa calore. Le zone di vinificazione vanno collocate in spazi con un ricambio d’aria costante, che consentano anche una facile pulizia. Una volta terminata la fermentazione dei vini, il lavaggio dell’area è fondamentale per preservare la salubrità dell’ambiente, e questo è il motivo per il quale troviamo sempre delle feritoie longilinee in acciaio a pavimento, per raccogliere e portare via facilmente l’ingente quantità di acqua che viene utilizzata durante i lavaggi. Almeno così ho finalmente ho capito il senso di quegli affascinanti oblò, vagamente simili a quelli presenti nelle barche a vela. A termine del processo, uno degli aspetti essenziali da curare è lo spazio dedicato all’affinamento e/o l’invecchiamento dei vini, sia che questi vengano completati in botti di legno o in contenitori di altra natura. In queste fasi, la gestione delle temperature va gestita in funzione della natura dei vini (bianchi o rossi) e della loro natura organoelettrica. In particolare le condizioni climatiche interne sono fondamentali per il controllo del processo di affinamento; il locale in cui viene effettuato l’imbottigliamento invece deve essere adiacente al locale di conservazione e da questo completamente separato. Solitamente, il vino una volta imbottigliato passa ancora un periodo di affinamento in bottiglia che può variare di molto a seconda della tipologia e dell’idea commerciale dell’azienda. A questo punto, non so perché, mi è venuta una gran sete. Di vino, naturalmente. Prosit!

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