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Ultimi fuochi

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STRANGLERS: “Never to look back” (1990)

I tell myself, well never again,/never to look back,/’cause it’s never the same./Never to look back. – Mi dico, beh mai più,/non guardare mai indietro,/perché non è mai lo stesso./ Non guardare mai indietro.

L’incendio che nel gennaio scorso ha divorato una parte dello  Shalimar Club ha ridotto in cenere non solo l’area ristorante della discoteca, ma ha pure fatto riemergere i ricordi dei momenti felici di tre generazioni. La discoteca nasce come Covo Nord Est alla fine degli anni ’60 e si afferma subito come uno dei punti di riferimento della Senigallia notturna. Il locale è innovativo, raffinato per l’epoca, tale da attirare i nomi più in voga tra gli artisti italiani della canzone, catturando addirittura gruppi e solisti britannici e d’oltreoceano (Huria Heep   e Donna Summer, solo per citarne alcuni). Nel 1984 cambia la denominazione in Shalimarclub  e trova l’acme del successo commerciale. Un pianoforte su una piccola pista da ballo con a fianco una mini piscina, ma anche due bar e la possibilità di percorrere l’intero perimetro esterno del locale, dove a fare da cornice erano piante esotiche e secolari che si alternavano per gran parte della passeggiata. Discoteca, piano bar, ma anche live e concerti e, da ultimo, il ristorante concepito per grandi banchetti, tanto da divenire una delle più ambite location per matrimoni. Il successo era al massimo, ma si stoppò di colpo all’inizio degli anni duemila, quando i gusti del popolo della notte cambiarono repentinamente. A nulla valsero i diversi tentativi di rivitalizzarlo e la chiusura avverrà finita la stagione estiva del 2008, quando si esaurì il disperato tentativo di riportarlo agli antichi fasti. Da lì prenderà il via il consueto balletto delle aste – tutte andate deserte – con una base iniziale di circa 6 milioni di Euro, progressivamente ridottasi fino al milione di prima dell’incendio. Della discoteca è rimasto pochissimo: le basse murature delle sedute all’aperto, la pista da ballo principale, la zona ristorante massacrata e resa impraticabile dall’incendio, e poco altro. Il tutto invaso dalla vegetazione spontanea che, insinuandosi con la cieca insistenza della natura, ha già avvolto totalmente gli esterni della discoteca in una capsula verde e disseminato l’area dei parcheggi di rigogliosi cespugli bassi e secchi, che danno al cemento l’aspetto di un paesaggio da far-west urbano. Finora, quando posto esplorazioni sulle discoteche, ho fatto ricorso a riferimenti musicali che omaggiassero o criticassero il mondo del ballo, ma stavolta trovo che il giusto epitaffio per la triste fine dello Shalimar, proprio in considerazione del suo sfavillante passato, non può che essere un brano degli Stranglers, gruppo britannico sorto nel 1974, tramandato come uno dei migliori del punk e poi rifugiatosi un raffinato rock, concept dark fu definito, che non trovò mai adeguati riconoscimenti dalla critica. L’album di riferimento è il bistrattato 10, che segna il passo d’addio di Hugh Cornwell, chitarrista, cantante e frontman del gruppo. Il brano che ho scelto è dichiaratamente retrò, con un organo Hammond anni sessanta assolutamente centrale nella partitura musicale che ha il compito di marcare il significato amaro del pezzo, nonostante il brio del riff. Secondo me, è un pezzo meraviglioso, dichiaratamente sixty e carico di una nostalgia che solo il testo può far cogliere appieno;, mentre la voce epica ed elegante, ma sempre cavernosa e beffarda, di Cornwell fa il resto. La critica liquidò l’album con giudizi totalmente negativi e sulla valutazione pesò il fatto di trovarsi a giudicare un lavoro dichiaratamente fuori tempo. Del resto, gli Stranglers hanno sempre fatto parte delle sparute truppe dei perdenti di successo. A rifletterci bene, è strano che io, appassionato di urbex, prenda a prestito la raccomandazione di non voltarsi indietro, vista la passione cui mi sono consegnato. Potrei considerarla come una prescrizione omeopatica, utile ad evitare assuefazioni. Poi, inevitabilmente, ognuno fa i conti che crede col passato; io, per esempio, mentre scrivo questa scheda, sto fischiettando il magico pezzo degli Stranglers.

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