U2: “Where the streets have no name” (1987)
I’ll show you a place/high on a desert plain,/where the streets have no name – Ti mostrerò un posto/su di un altopiano deserto,/dove le vie non hanno nome.
Tocco Caudio è un paesino del beneventano, sito a cinquecento metri di altezza sul versante orientale del Monte Taburno. La sua fondazione si fa risalire al IV° secolo avanti Cristo e il paese si sviluppò rapidamente, tanto da essere definito da Plutarco “metropoli più importante” dei sanniti. La sua particolare posizione geografica l’ha reso particolarmente esposto ai terremoti e già nel 1456 ne subì uno che lo rase al suolo. Ripresosi lentamente, continuò ad esistere come piccolo borgo fino al terremoto del 1962 (6,2 Richter), a seguito del quale lo sviluppo dell’economia del paese ebbe un nuovo duro colpo, anche se fu solo con il tristemente noto sisma del 23 novembre 1980 (6,9 Richter) che molte famiglie lo abbandonarono. Il resto della scarsa popolazione rimasta fu convinta dal nuovo terremoto del 14 febbraio 1981 (5,0 Richter) a disperdersi per sempre. Per visitare l’antico borgo, si parcheggia l’auto poco sotto, nel paese nuovo, e si prosegue a piedi lungo una stradina di circa seicento metri che porta alla sommità del costone su cui poggiano i resti di questo sfortunato paese. Si supera un’inferriata chiusa con un lucchetto, che si può oltrepassare sul lato sinistro, appoggiandosi sulla seduta del muricciolo, stando ben attenti a non finire di sotto, e si entra in quello che è, a tutti gli effetti, un paese fantasma. A seguire il costone della collina, una fila di decine e decine di case distrutte, di cui rimangono quasi sempre le sole facciate, come quinte di una scenografia tragica, la piazzetta con ancora l’indicazione del cartello che indica il parcheggio, e si prosegue per poche centinaia di metri a terminare il tragitto con una chiesa restaurata, ma impenetrabile. Un sito davvero emozionante, anche se le strade per raggiungerlo sono tuttora malmesse e, per brevi tratti, poco più che mulattiere.
