SIMON & GARFUNKEL: “I am a rock” (1965)
I am shielded in my armor,/hiding in my room,/safe within my womb./I touch no one and no one touches me./I am a rock,/I am an island,/ and a rock feels no pain/and an island never cries. – Sono protetto dalla mia armatura,/nascosto nella mia stanza,/al sicuro nel mio grembo./Non tocco nessuno e nessuno tocca me./Sono una roccia,/sono un’isola,/e una rocccia non sente dolore/e un’isola non piange mai.
Il mulino oggetto di questa esplorazione sonnecchia lungo una placida deviazione del fiume Potenza e deve aver macinato parecchio considerando che l’impianto originario risale al secolo XIV. Fu oggetto di significative ristrutturazioni nei secoli passati tanto da assumere un aspetto quasi castellare a seguito di un’evidente fortificazione. Dal 2018 è in attesa di un recupero per cui si sono attivati tutti i soggetti pubblici e privati interessati, ma il rifinanziamento governativo del decreto sulle energie rinnovabili manca ancora e, come noto, senza soldi non si cantano messe. Intanto si è provveduto a disboscare la zona confinante con l’imponente manufatto, che è stato recintato per evitare intrusioni e potenziali pericoli per la presenza del torrentello sottostante, peraltro con una modestissima portata d’acqua. Senza essere Indiana Jones, aggrappandomi all’ultimo palo che dà sul corso d’acqua, sono riuscito a entrare nel perimetro del mulino e a visitarne l’antro interno in cui sono mal custoditi gli strumenti necessari alla molitura. A grandi linee, ero a conoscenza di come funziona un mulino ad acqua, ma ho preferito documentarmi per poter illustrare con precisione l’intero processo di lavorazione. Questo tipo di mulino aveva piccole macine che compivano un’intera rotazione ad ogni giro della ruota idraulica. Per il suo funzionamento aveva quindi bisogno di piccoli volumi d’acqua a corrente rapida, caratteristici della nostra zona. I mulini presenti lungo i torrenti erano del tipo a ritrécine, cioè con la ruota a pale orizzontale, che trasmetteva direttamente il moto alla macina senza bisogno di ingranaggi altrimenti indispensabili con ruota a pale verticale. Le mole erano costituite in genere da due grosse pietre di granito del diametro di circa un metro e mezzo. La mola inferiore era ovviamente fissa e con la faccia superiore leggermente convessa. Al centro si trovava un foro nel quale passava l’albero rotante di legno fissato al disco superiore: il coperchio della macina o mola propriamente detta. La mola presentava nella faccia inferiore una leggera concavità, corrispondente alla convessità del fondo della macina. Le superfici delle mole che si sfioravano durante la macinazione erano zigrinate e fornite di piccoli solchi ricurvi che si dipartivano a raggiera dal centro per favorire la fuoruscita laterale del macinato. Circa ogni sei mesi occorreva battere la macina, cioè ridare rugosità alle facce interne delle mole, divenute lisce per l’attrito. L’acqua giungeva al mulino attraverso uno sbarramento veniva deviata in un canale (gora), da cui l’acqua precipitava in una condotta inclinata (doccia) che indirizzava l’acqua a colpire tangenzialmente le pale della ruota. Per mettere in movimento le macine, il mugnaio, azionando una leva, apriva la saracinesca del bottazzo per consentire all’acqua di scendere lungo il condotto sotterraneo e mettere in moto il ritrécine. Assolta la sua funzione, l’acqua riprendeva il suo corso lungo un canale che la riportava al fiume. Il basso rendimento della ruota idraulica orizzontale (e quindi dell’impianto) lo rendeva inadatto alla produzione commerciale della farina, ma si prestava benissimo alla macinazione dei cereali destinati al consumo delle famiglie contadine, tanto che divenne specifico di una società agricola legata all’autoconsumo. Non so dire se questo mulino sia sempre stato a ruota orizzontale, cosa che credo molto probabile nell’impianto originario, ma non escludo che, nel prosieguo della sua attività, sia stato riconvertito con la ruota a pala orizzontale per dedicarsi anche alla molitura della farina, più redditizia di quella dei soli cereali.