Paesi, UMBRIA

Più chiese che case

Più chiese che case

YARDBIRDS: Shapes of things (1966)

Now the trees are almost green/but will they still be seen/when time and tide have been?/Falllin’ into your passing hands,/please don’t destroy these lands,/don’t make them desert sands.- Ora gli alberi sono quasi verdi,/ma ci saranno ancora/quando il tempo e la marea saranno passati?/Finito in mani di passaggio,/vi prego di non distruggete queste terre,/di non trasformarle in deserti.

Percorrendo la S.S. Tre valli Umbre una deviazione segnalata introduce a uno sterrato di un chilometro scarso, che può essere percorso quasi interamente senza problemi. Un largo spiazzo sull’ultimo curvone è il luogo giusto per parcheggiare l’auto e incamminarsi verso il piccolo borgo di Biselli, un’antica frazione di Norcia a 550 metri s.l.m. Dopo il terremoto del 19 settembre 1979 che colpì la Valnerina con la scossa più forte di 5,9 Richter, il paesino, popolato da sole 12 anime nel 1971, fu abbandonato del tutto per i gravi danni subiti. Per tutto il medioevo Biselli era famosa per il castello, ora circondato da una vegetazione impenetrabile, e per la torre d’avvistamento, ormai ridotta a poco più di un moncherino. Nel piccolo borgo sono rimaste solo pochissime case in totale rovina e due abitazioni (almeno così mi pare di ricordare) agibili perché restaurate dai proprietari, che probabilmente le utilizzano come seconde case per le vacanze. Al di là di questi ipotetici ritorni vacanzieri, il pezzo forte del paese è costituito dalle due chiese, una delle quali, quella di San Leonardo del XVI° secolo, restaurata anch’essa ma non più attiva, e l’altra, quella di Santa Maria della Porta, che si fa risalire al XIII° secolo, coeva alla stessa nascita del borgo. Questa minuscola chiesa è stata più volte oggetto delle insane attenzioni di ladri e vandali con tanto di ossario profanato e coperto alla meglio con travi di legno. Entrambe le chiese hanno la caratteristica di avere solo ingressi laterali, addossate come sono alla parete rocciosa o inglobate accanto ad altre costruzioni civili, cosa spiegabile col fatto che il paesino si snoda lungo un percorso che procede a ridosso del rilievo collinare, lungo quello che è una sorta di terrazzamento naturale. La chiesetta di Santa Maria della Porta è la prima costruzione che si presenta giusto all’ingresso del piccolo borgo e ancora mostra sulle pareti pochi e stentati resti di ormai resi illeggibili dalle muffe; si salvano appena alcuni fregi alti sulle pareti laterali, dai delicati motivi geometrici o floreali. Finite di scattare le foto in una giornata che è difficile immaginare più torrida, io e il mio consueto sodale delle uscite umbre, ci siamo diretti verso il punto più fresco del paese, ovvero l’interno della chiesa di San Leonardo, per riprendere fiato e tacitare i morsi della fame nello scenario offerto dagli  affreschi attribuiti a Cola di Pietro da Camerino, attivo in zona a cavallo del 300-400. Insomma, mica pizza e fichi! Il nostro pasto era rigorosamente urbex, cioè a base di panini, comunque nobilitati dai salumi di Colfiorito, e acqua liscia, un tempo fresca. E qui, purtroppo, casca l’asino. Al momento di stappare la mia minerale, un potente getto si è sprigionato in aria, neanche stessi a festeggiare una vittoria in formula uno, disperdendo un buon cinquanta per cento del prezioso liquido fra le panche e il pavimento. In ogni modo, forse per il fatto di essere in un luogo di devozione, anche se probabilmente sconsacrato, mi sono limitato ad unirmi alle irrefrenabili risate del mio compagno di merenda che mi aveva suggerito quella bottiglia, assicurandomi che non fosse frizzante. Chissà se San Leonardo avrà apprezzato il mio aplomb nell’evitare espressioni sconvenienti. Certo è che l’acqua versata sarebbe potuta servire quantomeno per una decina di battesimi. Tutto questo mentre l’infame, una sorta di Franti redivivo, continuava a ridere.

 

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