Sacro, UMBRIA

San Silvestro dimezzato

San Silvestro dimezzato

PINK FLOYD: “A great day for freedom” (1994)

I dreamed you had left my side./No warmth, not even pride remained/and, even though you needed me,/it was clear that I could not do a thing for you. – Ti ho sognato che lasciavi la mia parte./Nessun calore,nemmeno l’orgoglio rimase e, anche se avevi bisogno di me,/era chiaro che non potevo far niente per te.

Proseguendo il tour umbro alla ricerca delle più sperdute chiese rupestri, ci spostiamo di pochi chilometri da San Pancrazio per raggiungere il nuovo obiettivo: San Silvestro. La chiesetta si trova in mezzo a una selva e il nostro unico riferimento è il google maps da consultare sul cellulare, unica guida capace di portarci a destinazione tra aceri, castagni e impervi tratturi che si disfano appena iniziati. Prima di iniziare il percorso nel bosco, dobbiamo però avvicinarci al minuscolo borgo su un’alta collina che scopre una magnifica vista sulla valle del Clitunno. Dobbiamo farci l’ultimo chilometro a piedi, avvolti da una calura che non ha molto da invidiare a quella di una giornata estiva. Arriviamo sudati e ansanti al punto che immette al bosco. Il consueto panino ci rifocilla e, consumata tutta l’acqua di scorta, ci avviamo per una camminata che pensiamo dovrebbe essere sui trecento metri. Saranno di più e molto più accidentati del previsto, perché scegliamo un sentiero sbagliato che finisce a picco. Dopo i primi cento metri assolutamente tranquilli, ci addentriamo nella selva a fatica, attaccandoci agli arbusti  più forti, capaci di reggere il nostro peso gravato anche dalle attrezzature. Purtroppo, mi accorgo di avere scelto le calzature sbagliate per un’inerpicata del genere, poiché il carrarmato della suola mostrava la consistenza delle barrette Kinder di vecchia memoria. Sfiduciati e assetati, consultiamo per l’ennesima volta il telefonino per avere informazioni sul percorso e ci accorgiamo di avere addirittura oltrepassato in alto la chiesa, che peraltro non siamo riusciti a scorgere, dato che la selva è fitta e compatta. Prendiamo una via tra gli arbusti che ci fa scendere un poco e finalmente il mio socio d’avventura scorge un muro a secco tra gli alberi. Siamo giusto sotto alla chiesa, che comunque è ancora celata dalla boscaglia. Qualche decina di metri sulla nostra sinistra e finalmente individuiamo il punto che ci consente di risalire proprio davanti alla porta laterale, unico accesso alla chiesa. L’interno rappresenta oggi tutto quello che si può visitare, ossia una grotta di medie dimensioni che prevedeva un altare con i resti di un affresco illeggibile e, sul fronte opposto, un piccola feritoia in alto a illuminare fiocamente la scena. Ci sono buche qua e là che testimoniano un piano sottostante, il che spiega la ragione dei pochi affreschi sopravvissuti al tempo, visibili solo per la metà superiore. Del resto, la chiesetta, che è costruita in selci, è antecedente al secolo XIV e ha subito un forte rimaneggiamento nel secolo successivo, consistente nella chiusura dell’antico accesso che si apriva in basso sulla facciata a due spioventi e nell’innalzamento del pavimento. In pratica, gli affreschi residui, ascrivibili al secolo XV e di buona mano, risultano di fatto dimezzati, pur mantenendo, almeno quelli meno malridotti, un fascino magico. La reflex mi ha consentito autentici miracoli nella lettura delle immagini, delle quali io francamente distinguevo a fatica i contorni senza grande ricchezza di dettagli. La piccola chiesa, o forse sarebbe meglio dire l’eremo tanto è isolata e quasi inaccessibile tra la fitta boscaglia che la circonda, conserva ancora questi piccoli tesori, purtroppo destinati a un rapido dissolvimento se non si interverrà subito, cosa che mi pare assai improbabile. San Silvestro avrebbe il compito di proteggere i muratori e i tagliapietre e dunque sarebbe adatto alla bisogna, ma qui occorrerebbe abbattere la pavimentazione, riaprire il vecchio portale e consolidare tutto lo scheletro dell’edificio. Probabilmente troppi lavori con questi chiari di luna. Al San Silvestro appena visitato non resta che confidare nell’anno nuovo, un augurio purtroppo vicino a una lucida rassegnazione.

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