TOSCANA, Ville

Villa triste

Villa triste

POLICE: “Murder by numbers” (1983)

Now if you have a taste for this experience/And you’re flushed with your very first success/Then you must try a twosome or a threesome/And you’ll find your conscience bothers you much less – Ora puoi unirti alla cerchia degli illustri/nell’oscura galleria di gloria della storia./Tutti i più grandi assassini erano industriosi,/per lo meno quelli di cui si ricorda ancora il nome.

La storia di questa villa si lega a una delle tante stragi naziste perpetrate in Toscana nel 1944, allorquando le truppe alleate, dopo la faticosa presa di Cassino, costrinsero la Wermacht a ripiegare su un fronte più settentrionale (la famigerata linea gotica). La ritirata delle truppe tedesche fu segnata da una lunga scia di sangue versato dalla popolazione civile, costretta a subire la rabbia delle milizie in fuga. Nello specifico del luogo visitato in un piccolo borgo della Val d’Ambra, l’otto luglio del 1944 era lì di stanza la famigerata divisione Hermann Göring, tristemente nota per la sua spietatezza, che catturò sul posto tre contadini a caso, costringendoli a costruire delle piattaforme per mitragliatrici per poi condurli nei giardini della villa attigua a quella che ho visitato; dopodiché li obbligò a scavarsi le loro fosse prima di essere fucilati.  Uno di loro aveva solo sedici anni. La Göring proseguì poi verso nord, macchiandosi, unitamente ai repubblichini che saltuariamente li coadiuvarono, di ripetute efferatezze, fino al massimo scempio perpetrato a Sant’Anna di Stazzema. Approfittando di una mia puntata in Umbria, ho creduto opportuno spingermi nell’aretino per raggiungere questa villa, in realtà simile a un grosso cascinale di campagna, che è situata giusto al confine col muro perimetrale dove i nazisti passarono per le armi i tre contadini inermi. Avevo individuato la zona, ma non ero certo dell’esatta localizzazione del posto e qui mi è venuto in soccorso un milanese, autentico guru in ambito urbex e della fotografia in generale, che mi ha generosamente forrnito tutte le indicazioni di cui avevo bisogno. Proprio il caso di dire: “Milan col coeur in man”. Sapevo che l’edificio era in buon parte impraticabile per il collasso di gran parte dei piani alti, ma contavo di poter arrivare alle poche stanze che avevano destato il mio interesse e posso dire di non essere rimasto deluso, nonostante la relativa esiguità del bottino fotografico che potevo attendermi. Come mi era noto, i piani alti si sono rivelati irraggiungibili o visitabili solo mantenendosi ben aderenti alle pareti, ma non era questo lo scopo della visita.  Una volta tanto, il meglio era già al primo piano, ancora relativamente stabile, a patto di attraversarlo con la leggerezza del volo di una libellula. Insomma, qualche cautela più del solito non guasta e magari è consigliabile rimandare un piatto di pici all’aglione a dopo l’esplorazione, sempre per evitare precoci appesantimenti. L’incanto che mi ha colto alla vista dell’affresco a parete, appena salita la prima rampa di scale, è una sensazione tale da giustificare, da sola, il viaggio. La stanza si presenta tuttora piuttosto ordinata e così può dirsi per la parete opposta, che anch’essa mostra un affresco ben conservato e fregi vari di non disprezzabile fattura. La raffinata presenza della prima stanza (che poi si rivelerà l’unica in ottime condizioni) contrasta con la tipologia esterna del grosso casale, tutta improntata ad una funzionalità più da lavoro che da diletto ma, non conoscendo altri dettagli sulla storia dell’edificio, questo dubbio è destinato a restare un mistero. Le persiane socchiuse della stanza principale, i cui listelli sono quasi completi, hanno contribuito ad ammorbidire notevolmente la feroce luce delle giornata e a dare ai colori dell’interno una morbidezza insperata. Gli altri vani del piano sono in condizioni molto peggiori, in particolare uno in cui campeggiano il misero trofeo di quello che fu un pianoforte a coda letteralmente imploso su se stesso, anche per il carico di macerie che ha dovuto sopportare per il cedimento di una parte del soffitto. Nelle stanze più salvaguardate dal degrado ancora sono visibili raffinate carte da parati, che a volte si presentano pressoché intatte e la cosa rasenta l’incredibile. È doloroso immaginare quanti  possano forse aver visto dalle persiane dei piani superiori lo svolgersi dell’eccidio, tanto più se si ha riguardo alla raffinata composizione delle stanze che, pur nello sfacelo del presente, riescono ancora  a mostrare un gusto per il bello e per un’armonia che probabilmente sono svaniti irrimediabilmente ai loro occhi da quei momenti. Non sono riuscito a sapere altro di questa villa, triste osservatorio di una tragedia che sembra aver risparmiato, non so per quanto tempo ancora, la stanza da cui il massacro della Göring non si poteva vedere.

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