ABRUZZO, Sacro

Senza pietà

Senza pietà

CURE: “Disintegration” (1989)

I leave you with photographs,/pictures of trickery,/stains on the carpet and/stains on the memory,/songs about happiness murmured in dreams,/when we both of us knew/how the end always is./How the end always is.– Ti lascio con fotografie,/immagini d’inganno,/macchie sul tappeto e/macchie nei ricordi, canzoni sulla felicità mormorate nei sogni, quando tutti e due sapevamo come la fine sia sempre./Come la fine sia sempre.

La chiesa della Madonna della Pietà è stata la seconda tappa del tour abruzzese agostano e ricalca alcune caratteristiche e probabilmente lo stesso ingrato destino cui pare destinato l’altro santuario visitato  (v.: “Grazie abusive”). Distante solo una manciata di chilometri dal sito precedente, ha una posizione che la qualifica di natura campestre, sebbene le sue dimensioni generose e l’evidente monumentalità dell’edificio le hanno permesso nel corso del tempo di avere un ruolo e una funzione non secondari nella gestione del sacro e nel quotidiano della gente del luogo. Non a caso tra la fine del 18° e l’inizio del 19° secolo, fungeva anche come punto di sepoltura aperto ai fedeli e non solo ai sacerdoti, a riprova dell’importanza che le veniva riconosciuta e del seguito che doveva avere tra i fedeli. La chiesa fu abbandonata una prima volta e poi ripescata e restaurata in stile barocco per essere poi definitivamente abbandonata a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Si presenta priva del tetto e lesionata in vari punti. La presenza di un pilone antistante fa supporre l’esistenza di un portico antistante la facciata a capanna, marcata da una profonda fenditura verticale che la segna come una cicatrice. L’interno, ormai spoglio di ogni arredo (è presente solo su uno dei muri il rudimentale meccanismo di una campanella a corda, ma qualcuno ha pensato bene di prendersi il sonaglio) è pertanto esposto alle intemperie, tanto che gli stucchi settecenteschi appaiono tutti irrimediabilmente compromessi. La struttura ha una pianta a navata unica con nicchie laterali, alcune delle quali presentano pitture murali del tutto illeggibili, salvo una, molto malridotta, che credo rappresenti una Madonna. Il resto è totale sfascio con alberi e arbusti che ormai popolano indisturbati il terreno. Il primo impatto visivo della chiesa, già con la sola facciata, è notevole e lo stesso dicasi per gli interni, cui la devastazione, gli evidenti saccheggi e l’incuria del tempo hanno determinato la potente drammaticità di tutto l’insieme. Si parla di questa chiesa come di una delle più indiziate per la demolizione, nonostante ci sia stato chi si è fattivamente adoperato con studi e progetti gratuiti per ipotizzare un recupero della struttura. La cosa è tanto più meritoria se si pensa che la cittadina presenta autorevoli incompiute, tra cui segnalo un grosso ospedale e le terme, consistenti in opere concluse ma mai inaugurate e ora fatiscenti, che hanno drenato risorse per svariati milioni di euro. Si lasciano in piedi le brutture e si pensa a demolire quanto resiste da secoli, anche a dispetto dei tesori d’arte che si ostinano a resistere all’azione del tempo.

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